Questa cronistoria non è certamente esaustiva dei molteplici avvenimenti accaduti negli anni di vita di questa comunità. Abbiamo preso alcuni passaggi dalle varie storie raccontate in questi anni in attesa che venga scritta una storia completa da parte di qualche volenteroso. Questi appunti sono tratti da:
Pietro Galletto, Soldi o acquasanta?, Gregoriana libreria editrice, 1989
“La Parrocchia di S. Carlo nel XXV della sua erezione” edito dalla Tipografia del Seminario di Padova
"Un tuffo nel passato - Cinquantesimo di fondazione della Chiesa di S. Carlo Borromeo - Padova - Impressioni e ricordi di Italo Dianin"
“Cronistoria” dei parroci

Parte prima
Dal 1938 al 1972
1.
GLI INIZI
Nascita della parrocchia di San Carlo e costruzione della Chiesa, della Sacrestia e della Casa Canonica.
Nell’autunno inoltrato del 1938 un gruppo di persone, una ventina, guidato da don Giuseppe Mistrello, inviato del Vescovo Mons. Carlo Agostini, si trova nella abitazione del Prof. Antonio Maniero, arcellano d’antica famiglia, per fissare le basi per la fondazione della nuova parrocchia di San Carlo Borromeo. Quando escono da questo incontro vedono la prima neve che interpretano come “una sensibile e immacolata conferma mandata dal cielo”.
Le motivazioni della nascita di questa nuova parrocchia stanno nell’improvviso e crescente aumento demografico della zona finora affidata all’unica parrocchia di S. Antonio dell’Arcella, assicurando così un’assistenza spirituale adeguata agli abitanti della zona. 
In quello stesso anno, in visita alla “case minime”, sovrapopolate da famiglie ridotte alla miseria materiale e spirituale, Il Vescovo assicurava: “Voi mi chiedete un pane atto a saziare il corpo: ebbene, io vi prometto che vi darò anche un altro Pane benefico alle anime”.
L’acquisto del terreno la progettazione e la costruzione della nuova chiesa viene sostenuta integralmente dal Vescovo, S. Ecc. Mons. Carlo Agostini. Egli affida all’Arch. Lorenzo Faccioli la progettazione e direzione della costruzione mentre sarà la ditta “Ferraro” a realizzare le opere.
Non c’erano strade di accesso pertanto fu eroico il lavoro per provvedere al trasporto del materiale edile attraverso viuzze di fortuna, incerte e fangose.
Compiuto il lavoro di muratura, si aggiunsero subito numerosi lavori di completamento e rifinitura interna: intonaco, tinteggiatura in calce delle pareti, costruzione del pavimento sopraelevato di un metro dai campi circostanti.
“Rapidamente sorse il bel tempio che ora ammiriamo e benediciamo e che spiccò in mezzo al verde dei campi, con la sua mole in istile del più sereno rinascimento e di interno grandiosità romana”.
Contemporaneamente sorsero la Casa Canonica e la Sacrestia con un’ampia sala soprastante che sarà l’unico ritrovo parrocchiale per lunghi anni.

DON EGIDIO BERTOLLO
Ai primi di Ottobre del 1940, mentre è cappellano ad Este - Santa Tecla, don Egidio Bertollo, sacerdote di 29 anni, viene invitato a presentarsi in Curia. Il Vescovo Mons. C. Agostini, ricevendolo gli dice: “In novembre sarai delegato vescovile della nuova parrocchia di San Carlo, composta per la quasi totalità di operai e contadini, senza contare gli sfrattati che non sono pochi. Ti consegno le mura e il tetto di una chiesa ampia e solenne come una cattedrale. Il resto devi farlo tu anche se i tuoi parrocchiani sono poverissimi. Sono certo che ci riuscirai. Tu sei il mio conterraneo: S. Martino di Lupari è contiguo a Tombolo; e chi nasce in quella zona sa come muoversi nelle situazioni economiche più precarie. La Divina Provvidenza e San Carlo ti siano propizi”.
Don Egidio avrebbe risposto: “Eccellenza, Lei è il mio generale, e niente è più bello per un soldato di andare dove il generale vuole. La ringrazio della stima e dell’onore.”
Così inizia l’avventura di Don Egidio nella nuova parrocchia di San Carlo che si concluderà con la morte avvenuta dopo 32 anni di servizio.
Il 28 gennaio o il 25 maggio 1941 viene nominato parroco ma solo il 27 giugno 1943, per opera di Mons. G. Pretto, fa l’ingresso solenne e l’immissione in possesso.

2.
10 novembre 1940
Inaugurazione della Chiesa

Nell’anno in cui l'ltalia aveva dichiarato guerra all'America, all'Inghilterra e alla Francia e già si faceva sentire l'effetto delle sanzioni che 51 stati d'Europa avevano decretato contro noi italiani, alleati alla Germania nazista, in questo clima di spaventosa incertezza nasceva la nuova parrocchia di S. Carlo.
Era la domenica 10 novembre 1940, una giornata autunnale triste e nebbiosa, ma non per noi della zona di S. Carlo, che si viveva un clima di grande e gioiosa attesa per l'inaugurazione della nostra nuova Chiesa, progettata dall'arch. Lorenzo Faccioli.
Nel pomeriggio, verso le ore 15, arrivo il nostro vescovo, mons. Carlo Agostini, costruttore della nuova chiesa, accompagnato da mons. De Zanche, che era stato rettore del Seminario di Padova ed ora novello vescovo di Montefeltro; i prelati vennero accolti da una folla plaudente. Erano i nuovi i parrocchiani i di S. Carlo e molti altri, venuti dall’Arcella con il parroco Padre Bressan; partecipava anche una folta schiera di autorità civili e religiose intervenute per assistere al grande avvenimento.
Faceva gli onori di casa il nuovo Parroco don Egidio Bertollo, 29 anni, proveniente dal duomo di Este, dove era stato cappellano per cinque anni.
Il sagrato e la chiesa erano strapieni di folla; a stento il corteo religioso, che accompagnava il Vescovo, poté raggiungere l'altare, piccolo e disadorno, che si perdeva nell'immensità del presbiterio.
Nel più religioso silenzio dei fedeli, con la preghiera di rito, il vescovo diede inizio alla cerimonia della benedizione.
Salì quindi sul grande pulpito (sulla colonna di sinistra rispetto a chi guarda verso il presbiterio), che ora non c'è più, e rivolto alla folla sterminata, che riempiva chiesa e piazzale, commosso e contento, con tutta l'effusione del suo cuore di padre e pastore, pronunciò un travolgente discorso (senza alcun sistema di amplificazione): incitava a dar vita con grande fervore alla nuova parrocchia, a stare uniti al giovane parroco in tutte le sue iniziative, condividendone le preoccupazioni, in modo da diventare presto una vera e grande famiglia, dove Cristo potesse regnare sovrano, dando onore a memoria del nostro grande patrono, S. Carlo Borromeo.
Una grande ovazione salutò le ultime parole del Vescovo che concludeva l'indimenticabile cerimonia. Tutti ci si accingeva ad uscire di Chiesa per salutarlo e ringraziarlo del grande dono che ci aveva fatto.
Ad un certo punto si aprì il finestrone della grande loggia della facciata della Chiesa ed ecco che, accompagnato dal nuovo parroco, ci apparve il vescovo, solenne negli abiti episcopali: gioioso e sorridente allargava le braccia in ampi gesti di saluto e di benedizione e guardava commosso tutta quella folla, che arrivava fino a via Tiziano Aspetti.
Il suo grazie il popolo di S. Carlo lo manifestò con possenti "Evviva!" e festoso sventolio di fazzoletti, mentre il vescovo, con la sua benedizione, chiudeva l'indimenticabile giornata. Aveva così dato il via alla nuova e promettente vita della nostra cara e amata parrocchia di S. Carlo: e prima di lasciarci consegnò al parroco, come suo dono, una preziosa reliquia di S. Carlo, quale segno del suo particolare affetto per noi e come perenne ricordo dello storico avvenimento vissuto in quel giorno.
Già calavano le prime ombre della sera mentre ce ne tornavamo alle nostre case, contenti di cominciare una nuova vita nella grande, bella e giovane famiglia di S. Carlo.
In mezzo al verde della campagna, che tutta la circondava, la nostra Chiesa si presentava bellissima e monumentale sembrava quasi una cattedrale. Il vescovo, mons. Carlo Agostini, l'aveva voluta così in omaggio al suo grande patrono per il quale nutriva ammirazione e devozione. Aveva anche previsto, con lungimiranza di grande pastore quello che in futuro sarebbe diventata la parrocchia di S. Carlo per il grande sviluppo della nostra zona: oggi, dopo 50 anni, possiamo affermare che il vescovo fu un vero profeta, poiché S. Carlo è diventata una delle più grandi e popolate parrocchie della diocesi di Padova, costretta nel corso degli anni a smembrarsi più volte, dando vita ad altre parrocchie, come S. Gregorio Barbarigo, S. Bellino, Buon Pastore, Cristo Risorto, S. Filippo Neri.
Però, se vista da fuori appariva bellissima, nell'interno era tutta un'altra cosa; bella sì, maestosa anche, ma vuota, fredda, spoglia e mancante di tutto.
Un piccolo altare di legno ornato alla meglio con qualche candela donata in prestito: questo era tutto l'addobbo dell'immenso presbiterio che, come tutta la chiesa, aveva il pavimento ancora fresco di gettata. Alcuni vecchi banchi, così come qualche paramento, rovinato dal tempo e quanto altro occorreva per celebrare la S. Messa giornaliera, li ottenemmo solo grazie alla chiesetta di Ca' Magno. Dalla stessa chiesetta abbiamo ereditato anche un bellissimo e antico Crocefisso in legno, che era da sempre molto venerato: venne intronizzato nella sacrestia fin dal primo giorno. Tutta l'illuminazione della chiesa era costituita da quattro misere lampadine e l'unica protezione era garantita dalle bellissime porte di ferro, che però, in inverno lasciavano passare tutto il freddo. Non vi era neanche una sedia: tutti, piccoli e grandi dovevano rimanere in piedi. L'arciprete della cattedrale, mons. Schievano, che aveva avuto don Egidio come suo cappellano mentre era arciprete abate mitrato ad Este, mosso a compassione da tanta povertà e spinto dall'amicizia che lo legava a don Egidio, prestò alla Chiesa alcune cose di prima necessità: qualche vecchio candelabro, un ostensorio, un turibolo con navicella e un secchiello per l'acqua santa, qualche vecchio drappo rosso per i matrimoni e altrettanto in nero per i funerali. Ricorderò sempre quella sera in cui, durante la mia consueta visita alla Chiesa, prima di tornarmene a casa dal lavoro, don Egidio mi invitò in canonica e lì, in un angolo, vidi tutto quel ben di Dio: per noi era veramente tale. Con tante raccomandazioni mi diede in consegna il tutto, che avrebbe dovuto consentire il regolare funzionamento della nostra neonata parrocchia.
Il viale della chiesa consisteva ancora in un piccolo viottolo ricavato in mezzo ai campi di grano, perciò si arrivava in chiesa quasi sempre malconci, specialmente quando pioveva, e quelli di via Tiziano Vecellio dovevano fare il giro per via Tiziano Aspetti, poiché mancavano altri sbocchi.
Venire in chiesa a S. Carlo costituiva per molti un gesto eroico; altri, e non erano pochi, dopo le prime esperienze negative continuavano a frequentare l'Arcella, in quanto era più comoda e più invitante con le sue tradizioni, specialmente quando le sue otto campane suonavano a festa: richiamo potente che portavamo ancora tutti nel cuore.
Il nuovo parroco di questo soffriva molto e con tutta la passione e lo slancio della sua giovane età studiava nuove iniziative per eliminare tali inconvenienti. A poco a poco la maggioranza cominciò a frequentare la nostra parrocchia di S. Carlo, anche se meno attraente e più povera, poiché avevano capito che questa era la nostra nuova famiglia e poiché erano attratti anche dal grande fervore di opere, che il nuovo parroco si accingeva a compiere col consenso e l'entusiasmo di tutti.

3.
LAVORI SUCCESSIVI
Il viale della chiesa
Fu la prima e più necessaria opera da portare a compimento per facilitare i parrocchiani, specialmente quando era brutto tempo, perché potessero agevolmente raggiungere e frequentare la loro Chiesa. Il nuovo parroco, con la sua dinamicità e la sua formidabile opera di persuasione, riuscì a organizzare tante brave persone che con svariati mezzi di trasporto, come camion o, se contadini, con carri trainati da cavalli e altri animali, facevano confluire sul luogo, prelevate dal fiume Brenta, grandi quantità di ghiaia, sabbia e quanto altro occorreva per realizzare un viale degno della chiesa. A poco a poco il viale divenne sempre più bello e solenne, così come possiamo ammirarlo adesso dopo 50 anni. Il merito va al sacrificio di tanta povera e brava gente, che in quei primissimi anni offriva gratuitamente il suo aiuto perché la grande opera fosse presto realizzata; e lo fu, con grande riconoscenza e ammirazione del parroco e di tutta la parrocchia.
 
Le campane
La nuova chiesa aveva avuto in dotazione dal vescovo due campanelle, troppo piccole perché la loro voce potesse essere udita in una parrocchia di così grandi proporzioni: don Egidio, sempre di larghe vedute, fece costruire un grande impianto con 6 grossi altoparlanti, situati lungo il perimetro esterno della cupola della chiesa e comandati dalla sacrestia, che cominciarono a diffondere concerti delle più celebri campane d'Italia; il loro suono melodioso arrivava fino ai paesi vicini.
Questo impianto in quegli anni fu il primo del genere, e riuscì a destare grande gioia in tutti i parrocchiani, che anche in questo modo si sentivano sempre più non solo invitati, ma anche coinvolti a frequentare la propria chiesa, soprattutto in certe solennità: quelle della Madonna in particolare, quando, oltre alle campane si suonavano inni sacri popolari, che avevano un richiamo e un fascino al quale pochi sapevano resistere. Così, alle nostre manifestazioni, la chiesa, pur grande, era sempre piena; né adulti né piccoli pensavano più ad andare in altre parrocchie, vedendo come ci eravamo bene organizzati e sentendo il grande entusiasmo che ci animava tutti nel portare avanti le iniziative sorte per fare della parrocchia una grande famiglia.
L'altare maggiore
Ideato dall'arch. ing. Brunetta, fu una delle prime grandi opere, la cui mancanza era molto sentita; la sua costruzione si faceva tanto desiderata, per abbellire il nostro spoglio e grande presbiterio.
Don Egidio voleva che tutte le celebrazioni liturgiche si svolgessero con grande dignità: nonostante i moltissimi impegni finanziari, con l'aiuto della Provvidenza e grazie all'interessamento di tutta la parrocchia, l'altare fu portato a compimento a tempo di record, tanto che nel maggio del 1942 poté essere inaugurato e benedetto dal vescovo. Ricordo che quel pomeriggio cadeva una fitta pioggia, ma la chiesa si era riempita lo stesso. Il presule celebrò i Vespri pontificali, tenendo un paterno e commosso discorso di plauso per il parroco e la comunità intera, che in così breve tempo avevano realizzato un'opera grandiosa. Ci incitò con fervore a continuare il cammino così coraggiosamente intrapreso.
Il Brunetta dotò di 14 scalini di legno dorato l'altare, che si ergeva monumentale e solenne sul grandioso presbiterio lastricato di marmi preziosi; il vescovo stesso ebbe a definirlo «degno di una cattedrale».
Una massiccia balaustra per la Comunione, composta di marmi e cristalli pregiati, coronava magnificamente tutto l'insieme, dandoci l'impressione di trovarci in una grande basilica.
L'esposizione del SS.mo e gli altri momenti della memorabile funzione furono animati da canti, preparati con cura da tutte le associazioni, unite insieme sotto la direzione del parroco, che sapeva coinvolgerci tutti in modo meraviglioso; ne uscì un coro,che saliva alto a glorificare e ringraziare Dio del fausto avvenimento.
Mi tornava In mente il piccolo e modesto altare in legno, che per trono aveva due mattoni coperti da un drappo bianco, e mentre allora mi si era stretto il cuore per tanta povertà, adesso mi sentivo rapito dalla gioia.
L'altare si presentava ornato di fiori bianchi e coperto da una tovaglia bellissima, dono delle donne di Azione Cattolica; al centro risaltava il prezioso e aureo tabernacolo, per realizzare il quale tanti parrocchiani si erano separati volentieri da qualche ricordo:ne era risultata così una vera reggia per il SS.mo Sacramento.
Ci fu poi una vera e propria gara per tenere l'altare pulito. La Confraternita del SS.mo si assunse il compito di non far mai spegnere le 4 lampade che ardevano giorno e notte; a quel tempi i lumi di quel genere funzionavano ad olio d'oliva e questo creò non poche difficoltà, che però il priore, sig. Giuseppe Donà, riuscì a superare con una diligenza degna di lui, uomo di grande fede che sapeva trasmettere anche agli altri.
Al sabato ci si organizzava e si andava per i giardini della parrocchia a raccogliere i fiori, sicché ogni domenica sembrava una solennità.
Altre novità
In breve tempo la nostra chiesa, che mancava di tutto, venne arricchita delle porte laterali in legno e della bussola della porta centrale, dono di una parrocchiana. Furono allestiti altri due confessionali, uguali a quello che ci aveva donato il vescovo assieme al battistero, quando ci aveva consegnato la chiesa. Comparve anche un piccolo altare con l'immagine della Madonna col Bambino in gesso bianco, alla quale ci affezionammo molto presto, invocandola con grande fede e tenendo con cura il suo altare. specialmente nelle grandi feste mariane, nelle novene e nel mese di maggio.
Il pavimento
Don Egidio fece rivestire e pavimentare in marmo tutta la base della chiesa; commissionò ad un celebre scultore le nuove statue della Madonna e di S. Antonio, offerte dalla signora Peghin e dal signor Roverato, il quale fece in seguito dono anche del grande affresco di S. Carlo in gloria the si trova dietro l'altare maggiore, opera del prof. Licini.
Le statue della Madonna e di S.Antonio
Furono commissionate ad una celebre ditta della Val Gardena. Appena pronte, furono imballate in due grandi cassoni, ma non poterono essere accolte subito in parrocchia, perché non vi erano ancora gli altari e per la paura dei bombardamenti. Così mons. Schievano, arciprete della cattedrale di Padova e grande amico di don Egidio, le accolse provvisoriamente in duomo, deponendole dietro l'altare di S. Antonio, finche non fossero pronti anche gli altari che dovevano ospitarle. Anche al duomo le statue corsero un serio pericolo, perché durante un bombardamento notturno sulla città l'edificio fu seriamente danneggiato dalle bombe, che distrussero quasi tutta la facciata e parte dell'interno. Le nostre statue furono salvate da tanta rovina solo per miracolo: se potessero parlare!

4.
IL PERIODO DELLA GUERRA E LA RICOSTRUZIONE
Data la vicinanza della parrocchia alla stazione ferroviaria di Padova molte furono le incursioni aeree che portarono distruzione e morte anche nella nostra parrocchia. Il primo bombardamento del 16 dicembre 1943, ore 13,00, procurò numerose vittime e una bomba cadde anche nel piazzale della chiesa distruggendo le vetrate, dissestando il tetto della chiesa e creando danni alla canonica. Altri ne seguirono con ulteriori danni e vittime specialmente nelle vie T. Aspetti, T. Vecellio, Strade del Giglio e Morandi.
Il 15 novembre 1944 Don Egidio viene arrestato dai tedeschi con l’accusa di aver ospitato persone sospettate. Dopo dieci giorni di carcere, in modo quasi miracoloso, grazie all’intervento del Vescovo di Treviso Mons, Mantiero, venne fatta grazia della vita e liberato.
Dopo la liberazione  avvenuta il 28 aprile 1945 con le ultime due vittime, inizia il ritorno del 60% delle famiglie che erano sfollate e la ricostruzione di quanto era stato distrutto.
UN’OFFICINA e NUOVI LABORATORI
Per proteggere i giovani della parrocchia dalla caccia ai renitenti alla leva militare, don Egidio crea un piccolo artigianato in una officina che realizza accanto alla canonica. Ottenendo delle limitate commissioni di lavoro, riesce ad esonerare dalla leva molti giovani. Alcuni di questi giovani diventano, nel dopoguerra, veri e propri artigiani, e, allargando l’officina, realizzando una lunga struttura sul lato nord del campo sportivo, vi procura commissioni di lavoro dalle vicine industrie della Sangati e Golfetto.
SCUOLA MATERNA
L’opera che stava particolarmente a cuore a don Egidio era la Scuola Materna, prevedendo quanto importante sarebbe diventato nell'educazione delle generazioni di bambini a S. Carlo. Il grande ingegno del parroco, il suo fervore nel portare a compimento tante opere e la sua grande buona volontà dovettero fare i conti anche col clima di guerra che si stava vivendo, mentre si avvicinava una data decisiva per le sorti della nostra Patria e di conseguenza anche per la nostra parrocchia.
L’Asilo, iniziato nel 1943 e sospeso a causa della guerra, fu completato tra il 1946 e il ’49, dapprima nelle aule e in seguito nella Cappella, nell’abitazione delle suore, del refettorio e sale di lavoro.
All’inizio le Religiose che accettarono di servire la Scuola Materna Parrocchiale furono le Salesie. Ben presto queste religiose furono sostituite dalle Suore Elisabettine che prolungarono la loro presenza fino al 2002. Poi giungono Suore del Sacro Cuore (sede via Belzoni), fino al 2012.

5.
18 marzo 1949
Consacrazione della Chiesa
La lieta notizia me la portò don Egidio stesso a casa, verso la metà del febbraio 1949. Mentre consumavo il modesto pranzo di mezzogiorno me lo vidi comparire, tutto contento, per dirmi: "Tu sei il primo a saperlo: sono stato convocato dal vescovo il quale mi ha informato the il 18 marzo, prima di andare a Venezia, dove e stato nominato Patriarca, verrà a portare un grande dono alla nostra parrocchia, consacrando la sua e la nostra amata Chiesa di S. Carlo, soltanto benedetta nell'ormai famoso 10 novembre".
L'avvenimento era di una portata tale da procurarci una gioia difficilmente contenibile, e fremevamo al solo pensiero the il vescovo ci amava e ci seguiva e, prima di diventare Metropolita delle regioni venete, voleva darci un'altra prova tangibile del suo affetto e della sua ammirata devozione al grande patrono S. Carlo Borromeo.
Giunse infine il giorno tanto atteso del 18 marzo. Alle 7.30 del mattino il vescovo arrivò puntuale sul piazzale della Chiesa, accolto dal parroco e da una grande folla di parrocchiani, che festosamente lo acclamavano congratulandosi per la recente nomina a Patriarca di Venezia. Entrato in Chiesa, si diede subito inizio alla lunga ma incomparabile cerimonia di consacrazione della Chiesa e dell'Altare Maggiore.
Il rito consisteva principalmente in un susseguirsi di significativi e solenni atti liturgici, the sarebbe interessante, ma troppo dispersivo e arduo descrivere come converrebbe.
Tuttavia, non posso dimenticare, con sacro orgoglio, due momenti che mi videro coinvolto in modo particolare:
il vescovo, rivestito con gli abiti pontificali, accompagnato in processione da tutto il popolo, compì tre giri completi all'esterno della Chiesa, aspergendone le mura con acqua lustrale, mentre tutti invocavano il Signore in continuazione col canto: "Signore, pietà". Ebbene, durante la processione, io ebbi 1'onore di portare il recipiente dell'acqua dove il vescovo, con rami di mirto come aspersorio, continuava ad attingere e ad aspergere le mura esterne della chiesa, secondo il cerimoniale;
più tardi il vescovo, per ungere con l'olio santo le 14 croci di marmo incastonate lungo il perimetro interno della chiesa, doveva salire su di una scaletta, ed io ebbi ancora l'occasione di rendermi utile, seguendo il vescovo con la scaletta, ed aiutando Sua Eccellenza nel salire e nello scendere durante la cerimonia. Ancor oggi, quando guardo quelle croci, specialmente nell'anniversario della consacrazione della chiesa e davanti alle croci ardono ceri per tutto il giorno, tanti ricordi mi riempiono il cuore, ricordi che il tempo non e riuscito a cancellare.
Il rito della Consacrazione si concluse con la S. Messa solenne, celebrata dal parroco sull'altare maggiore appena consacrato. All'omelia il vescovo parlò del rito appena compiuto, manifestando tutta la sua gioia per il grande dono che ci lasciava, incitandoci ad amare sempre più la nostra chiesa, appena consacrata "vera Casa di Dio", e a stringerci intorno al nostro parroco, che altro non bramava, se non di ridurci tutti a Cristo. Infine con profonda commozione, si raccomandava alle nostre preghiere, perché ci ricordassimo di lui che si accingeva, in obbedienza al S. Padre, a lasciare Padova per Venezia, dove altri figli lo attendevano.
Con la benedizione del vescovo si concluse il lungo, solenne e indimenticabile rito che sarebbe rimasto per sempre nella storia della nostra ancor giovane parrocchia. Erano le 13, e tutti tornavamo alle nostre case, portando nel cuore un incancellabile ricordo.

DUE ALTARI, PARAMENTI e ORGANO
Vengono realizzati i due altari laterali della Madonna (a sinistra) e di S. Antonio (a destra). Nel 1952 e nel 1956 le due statue della Madonna e di S. Antonio che erano già state acquistate ed erano state portate in Duomo per il pericolo di bombardamenti durante la guerra, dopo una solenne benedizione del Vescovo avvenuta in piazza Duomo, furono accolte solennemente nella chiesa e poste sopra i rispettivi altari.
Inoltre la chiesa, grazie all’opera silenziosa e tenace del Signor Dianin Italo, fu dotata di un magnifico complesso di paramenti, di suppellettili e vasi sacri. Tra questi merita un cenno il grande Ostensorio d’argento portato per le vie della città dall’allora Card. Roncalli, a chiusura del Congresso Eucaristico Diocesano.
La chiesa fu poi dotata di un magnifico Organo, costruito dalla ditta “La Fonica”, riadattando un vecchio “Puggina”.
IMPIANTI SPORTIVI
Il Parroco, per assicurare spazi vitali alla parrocchia, si preoccupò di acquistare ampie aree, per la costruzione dell’Asilo, per la realizzazione degli impianti sportivi e per la costruzione del Patronato.
Il Campo sportivo, allora, era uno dei migliori della città.

6.
PRIMO CENTRO PARROCCHIALE
“CENTRO DELLA GIOVENTU’”
Quella del primo Centro Parrocchiale fu un questione lunga e delicata dibattuta fin dai primi anni di vita della parrocchia. Vi era di mezzo il “piano regolatore” della città il quale non permise una soluzione più opportuna di quella realizzata.
Nel 1962, dopo quasi vent’anni, si giunse alla realizzazione. Su progetto dell’Arch. Armando Scarabottolo, la costruzione sorse rapidamente, grandiosa e bella.
Il 15 settembre 1963 il Vescovo benediceva la prima pietra. Dopo appena un anno, l’11 ottobre 1964 il “Centro della Gioventù” era una realtà. Qui si praticò la catechesi, i giovani trovarono il loro “centro ricreativo” e le realtà associative.
Fu provvidenziale anche per i 550 ragazzi della parrocchia che frequentavano la Scuola Media Statale Donatello, la maggioranza della parrocchia, che qui trovarono accoglienza.

7.
TRE NUOVE PARROCCHIE
Data la vastità della parrocchia di San Carlo che raggiunge i 12.000 abitanti, il vescovo decide di creare tre nuove parrocchie: S. Gregorio Barbarigo nel 1964, e nel 1966 San Bellino e San Lorenzo da Brindisi.

8.
MORTE DI DON EGIDIO
Domenica 3 dicembre 1972, dopo essere stato ricoverato in ospedale per accertamenti nella settimana, al mattino consegna i crocifissi ai quasi duecento fanciulli della prima Confessione. Alla sera, con l’aiuto del parrocchiano Lino, presidente della Scuola Materna, si reca a far visita a Baone ai familiari del suo ex cappellano, don Sante Facco, appena diventato parroco di Perarolo di Vigonza. Una breve visita, ma bella, perché Don Egidio si ente come a casa sua. Torna a casa e si sente male. Muore tra le braccia di quel suo parrocchiano che considerava come un figlio. Mancano pochi minuti alla mezzanotte. Termina così la vita di un sacerdote il cui motto poteva essere: “fare e tacere”. La sua intraprendenza e vivacità di pastore lo hanno portato, specialmente durante la guerra e dopo, a creare iniziative non solo nel realizzare le strutture, ma anche per assistere i suoi parrocchiani bisognosi. Alcuni possono avere delle riserve su alcuni suoi comportamenti, tuttavia nessuno può negare che è stato un sacerdote che ha lavorato per il bene di tutti.



Parte seconda
DAL 1973 AL 1979
DON ISRAELE BOZZA
Domenica 27 maggio 1973 entra come secondo Parroco di S. Carlo, dopo diversi mesi dalla morte di D. Egidio. Accanto a don Israele ci sono ben 4 cappellani: don Graziano Dissegna, D. Bruno Rampazzo, D. Antonio Pellegrini e D. Romolo Morello.
LAVORI STRAORDINARI
Alcuni lavori realizzati in questi sei anni:
Nuovo impianto di riscaldamento della Chiesa. Nell’Asilo sistemazione dell’appartamento del barista, ricavato lo spazio per i bimbi e l’Ambulatorio medico con servizio.
Il Campo sportivo, al buio, viene dotato di impianto di illuminazione. Poi viene sistemato il Campo sportivo con inerbazione, impianto di irrigazione, recinzione del terreno adiacente il Capannone, al campo di allenamento con illuminazione e sistemazione degli spogliatoi.
Sistemazione delle sale giochi del Patronato e relativi servizi.
Ancora in Asilo: rimessa a nuovo la Cappella, rinnovo delle porte, consolidamento delle fondamenta, ristrutturazione della cucina, acquisto giochi per bambini, cambio delle grondaie e ritorno del campo da tennis a campo giochi per bimbi.
In Patronato: data la tinta al Centro della Gioventù e posto un busto dello scultore Mandelli assieme ad una lapide a ricordo di Don Egidio, nel pronao della Cappella dell’Asilo.
In Chiesa: 70 nuovi banchi; rinnovo dell’impianto delle campane, dell’impianto di illuminazione e degli altoparlanti. Ripassato completamente l’organo del Puggina. Aggiunte l’immagine di S. Giuseppe e della statua di S. Leopoldo. All’esterno poiché le grondaie della chiesa erano consumate sono state poste le nuove grondaie in rame.
Il gioco bocce è stato rinnovato. Il campo da Tennis dall’Asilo è stato spostato nel terreno attiguo al Capannone e sono stati realizzati i servizi. Il Capannone diventerà palestra.
ATTIVITA’ PASTORALI
Nel periodo di Don Israele sono molte le attività svolte. Attraverso il Consiglio Pastorale ha dato impulso all’Azione Cattolica e al Gruppo Scout. Ha curato la corale ponendo il fratello Dott. Giorgio Bozza a capo della medesima; ha seguito con misericordia i tanti ammalati, anziani e poveri della parrocchia. Ha trovato nelle Suore una preziosa e silenziosa collaborazione per i più piccoli. Ha avviato la visita e benedizione delle famiglie senza però poterla terminare. Nel 1978 nasce il gruppo “G.A.T.” gruppo amatori del teatro.
CONCLUSIONE DEL MINISTERO DI PARROCO DI DON ISRAELE
Domenica 8 luglio 1979 saluta la Comunità di San Carlo nel 34° anniversario della Prima Messa cantata a S. Angelo di S. Maria di Sala, chiedendo un ricordo al Signore per il proseguo del suo nuovo impegno a Piovene e per il nuovo Pastore che il Vescovo designerà per San Carlo.
Domenica 15 luglio, alle ore 8,30 parte da San Carlo per Piovene, sua nuova destinazione.



Parte terza
DAL 1979 AL 2010
DON LUIGI CONTIN
Domenica 30 settembre 1979 entra come terzo Parroco a San Carlo. Tra i Cappellani c’è Don Armando Cellere che quasi subito viene inviato dal Vescovo nella Missione del Brasile.
Nel 1980 nasce il gruppo Caritas.
Fin dall’inizio (1980) don Luigi si pone il problema delle strutture parrocchiali:
Il tetto della chiesa deve essere revisionato perché delle forti infiltrazioni di acqua sono presenti sul soffitto. Il riscaldamento della chiesa deve essere rimesso in ordine.
Il Patronato è insufficiente per il migliaio di ragazzi che lo frequentano. La superficie esterna della parrocchia è parecchio estesa ma mal distribuita rispetto alle esigenze nuove, specialmente dei giovani.
Un sondaggio sui lavori in chiesa (risposte 220 su 3600 inviate) riportano il desiderio di migliorare la struttura della chiesa.
Missione Parrocchiale 1984
Nel mese di settembre del 1984 iniziano i lavori in parrocchia con questi obiettivi: manutenzione del tetto e sostituzione di 7/8mila tegole (mt2. 2000); sostituzione di 12 finestroni lunghi e ripasso delle altre vetrate; sistemazione grondaie ed invasi; rifacimento intonaci mancanti o cadenti; coloritura esterna e rifacimento terrazzo del Centro Giovanile (mt. 500). I lavori si prolungano per tutto il 1985 e si rende necessario la ritinteggiatura dell’interno della chiesa.
Nel settembre 1985, con il Contributo Regionale, iniziano i lavori nella Scuola Materna: impermeabilizzazione del tetto, riparazione intonaci, tinteggiatura esterna, grondaie…
Il Vescovo effettua la visita pastorale da martedì 28 gennaio a domenica 2 febbraio 1986.
Il 21 settembre 1986 viene annunciata la costituzione della nuova parrocchia di S. Filippo Neri.

SECONDO CENTRO PARROCCHIALE
"DON EGIDIO BERTOLLO"
 Dal suo arrivo nel 1979, don Luigi aveva evidenziato dei problemi derivanti dalla non efficiente distribuzione delle strutture parrocchiali e difficoltà nel loro utilizzo per le diverse realtà, in particolare giovanili, presenti nella parrocchia.
Nel 1987 si inizia a parlare concretamente del Nuovo Centro Parrocchiale. Il primo passo è costituito dalla vendita dell’esistente. La proposta viene accolta dall’ Amministrazione Provinciale che potrebbe utilizzarla per le scuole. Intanto la comunità parrocchiale si prepara a studiare i criteri che saranno alla base del nuovo progetto. Tra questi segnaliamo: il Nuovo Centro parrocchiale dovrà essere collegato all’edificio chiesa in modo funzionale, dovrà essere una struttura povera, attenta a tutte le esperienze presenti in parrocchia ma aperta anche al territorio. Il sagrato verrà risistemato e le aree verdi rese maggiormente funzionali.
Nel realizzare il progetto si cercherà di far gravitare le varie attività parrocchiali attorno al grande sagrato, a cui fa da sfondo la Canonica. Questo, protetto sul fronte strada, servirà per funzioni religiose (Benedizione delle Palme, Veglia Pasquale...) o per momenti di festa e di spettacolo all'aperto. La zona a sud del nuovo edificio sarà riservata ad attività all'aperto, al gioco di pallavolo, pallacanestro, bocce e tennis con servizi adeguati.
Viene esteso e ridimensionato, leggermente rialzato rispetto alla strada, anche il sagrato di fronte all'ingresso principale della Chiesa, con adiacente un parcheggio. Via Guarnieri viene limitata a percorso pedonale e ciclabile, con un parcheggio in prossimità dei campi di gioco. I parcheggi esterni e l'assetto viario ai limiti della proprietà parrocchiale, sono quelli previsti dall'attuale Piano Regolatore.
Dal Comitato Parrocchiale per il nuovo Centro Parrocchiale viene promossa una gara di appalto rivolta ad alcuni Architetti tra i quali, a giudizio della parrocchia (22 dicembre 1987),emerge il progetto dell’Arch. Paolo Rossettini al quale viene affidato l’incarico della realizzazione.
L'edificio del nuovo Centro Parrocchiale, variamente articolato, si sviluppa su due piani attorno ad un Chiostro.
Il lato prospiciente il sagrato, che è il vero fronte del Centro Parrocchiale, è caratterizzato da un lungo porticato, da cui si accede all'edificio.
Nella parte centrale, attorno al Chiostro, si trovano tutti i servizi, mentre nella parte verso via Guarnieri è sita una sala polivalente capace di circa 300 posti. Dall'ingresso principale si accede ad un ampio atrio, che è il fulcro di tutti i collegamenti tra le varie parti della struttura. Sarà dotato infatti di un piccolo locale vetrato che costituirà il punto di controllo per l'accesso e potrà funzionare da segreteria. Da quest'atrio si può accedere al bar-ritrovo, alle varie sale del piano terra, alla sala polivalente, alla sala giochi, al campo sportivo e alla zona-gioco esterna. La sala polivalente potrà funzionare anche separatamente rispetto a tutto il Centro, consentendo utilizzi diversi.
I vari ambienti sono tutti collegati da un corridoio che si sviluppa attorno al Chiostro vetrato. Cinque sale al piano terra e sette al piano superiore, cui si accede anche con l'ascensore, alcune ulteriormente suddividibili con pareti mobili fino a realizzare sedici locali di ampie dimensioni, consentiranno lo svolgersi delle varie attività parrocchiali (Consiglio Pastorale, Catechesi, Azione Cattolica, Scout, gruppi, ecc...). Due uffici al piano terra e due locali al piano superiore ad uso foresteria completano i servizi disponibili.
La superficie coperta del nuovo centro mq 1249. Quella dei porticati e sagrato mq 1072. Il Totale della superficie coperta è di mq 1615. Il volume fuori terra del nuovo Centro mc 8368. La superficie utile nuovo Centro: piano terra mq 1063; piano primo mq 670.
Fasi dei lavori
I lavori iniziano il 7 gennaio 1990. L’inaugurazione avviene in domeniche diverse dal 26 gennaio al 15 marzo 1992. Con la costruzione del nuovo centro parrocchiale si rifà la copertura della vecchia officina di don Egidio.
In sintesi: costruzione del nuovo edificio; sistemazione degli spazi esterni a partire dal sagrato; la piena ristrutturazione del capannone (che va oltre i programmi previsti all'inizio) verrà affrontata a condizione che siano reperite le risorse necessarie.

ALTARE NUOVO
Dopo il Concilio Vaticano II° che ha introdotto una nuova concezione degli spazi liturgici del presbiterio, anche la chiesa di S. Carlo dà una soluzione definitiva al presbiterio con un progetto dell’Arch. Rossettini che già aveva lavorato per il Centro Parrocchiale. La celebrazione della consacrazione del nuovo altare viene fatta coincidere anche con la benedizione dell’immagine della Madonna Costantinopolitana (una copia fatta dalla parrocchiana Daniela Borgato, su una ricostruzione curata dal prof. Mezzalira) e l’inaugurazione dell’organo restaurato. Il 16 settembre 2001 il Vescovo A. Mattiazzo consacra l’altare in una festa che coinvolge tutti gli operatori pastorali parrocchiali.

ACCOGLIENZA NOTTURNA
Dopo la chiusura della accoglienza notturna di via Rudena, la Caritas diocesana ha trovato nella nostra parrocchia il luogo per proseguire questa attività caritativa. A partire da ottobre 2006 inizia l’accoglienza che trova gli spazi sotto la sala polivalente. Vengono preparati, oltre ai posti letto, anche docce e bagni. Nel settembre del 2010 vengono effettuati ulteriori lavori per migliorarne la recettività e nell’inverno si predispone un impianto di riscaldamento autonomo.
LE NUOVE VETRATE DELLA CHIESA
Allo scopo di risanare e adeguare alle normative di legge i telai e i serramenti delle finestre, e donare una luce nuova allo spazio sacro, come per arricchire e valorizzare artisticamente la chiesa vengono approntate le nuove vetrate per la chiesa. A partire dal 2007, lo Studio L.R.S di Padova – Progetti d’arte, nella persona del Prof. Leopoldo Saracini, prepara i disegni che saranno realizzati dalla ditta GIBO di Verona.
Il tema presentato è “I colori del tempo” che si sviluppa in quattro finestre circolari e quattro finestre “monofore”. Da “il tempo cosmico di Dio” al “Tempo dell’uomo e della natura” ai “colori e tempi liturgici della Chiesa”. A completamento, sopra la facciata della chiesa si trova l’ultima grande vetrata con S. Carlo Borromeo e la Cattedrale di Padova. L’inaugurazione …
CONCLUSIONE DEL MINISTERO PARROCCHIALE
DI DON LUIGI CONTIN
Compiuti 77 anni, 31 di servizio nella parrocchia di San Carlo, Don Luigi conclude solennemente il suo servizio di Pastore di questa comunità domenica 7 novembre 2010. La comunità parrocchiale e civile, si stringe attorno a lui per tributargli un doveroso grazie per le tante attività svolte. Egli è stato un sacerdote che ha fatto crescere la comunità dei fedeli nella fede, nella corresponsabilità, nel servizio ai più poveri e ha saputo rispondere, anche con tante opere, alle nuove esigenze della parrocchia.

UN NUOVO PARROCO
DON ANTONIO BENETOLLO
Il 14 novembre 2010, arriva il nuovo parroco per San Carlo. Inizia un nuovo capitolo della storia di San Carlo.





I PARROCI DI SAN CARLO
BERTOLLO DON EGIDIO
Nato a Fabriano il 2 febbraio 1911, (la famiglia ritorna presto a Onara di Tombolo dove sono i Bertollo), dopo gli studi in Seminario fu ordinato sacerdote il 7 luglio 1935.
Destinato come Cappellano al Duomo di Este (S. Tecla), accanto all’Arciprete Mons. G. Schievano, vi rimane per 5 anni.
Il 4 novembre 1940, a soli 29 anni, viene nominato Delegato Vescovile e assegnato alla nuova chiesa di S. Carlo Borromeo. Il 28 gennaio 1941 diventa primo parroco di S. Carlo. L’ingresso solenne e l’immissione in possesso, causa la guerra, viene trasferita al 27 giugno 1943. Presiede la celebrazione il Vicario Generale della Diocesi, Mons. G. Pretto.
Guida la comunità parrocchiale di S. Carlo ininterrottamente fino alla morte sopravvenuta il 3 dicembre 1972.

BOZZA DON ISRAELE
Nato a S. Angelo di Sala il 10 maggio 1922, dopo gli studi del Seminario divenne sacerdote  il 1 luglio 1945. Vicerettore del Collegio Vescovile di Este fino al  1952. Diventa Cappellano di Pontevigodarzere fino al 1955. A settembre diventa cappellano a Sambruson fino all’anno successivo.
Nel 1956 è chiamato a prestare il suo servizio nella Diocesi di Bologna. Dal 1958 al 1968 è parroco di Chiesanuova di Poggio Renatico. Dal 1968 al 1973 Parroco di Stanghella e Vicario Foraneo.
Dal 1973 al 15 luglio 1979 è parroco di S. Carlo. Dal 1973 al …. Parroco di Piovene.

CONTIN DON LUIGI
Nato a Villatora di Saonara il 28 dicembre 1933 dopo gli studi nel Seminario diocesano diventa sacerdote il 14 luglio 1957. Fu Cappellano a Valstagna ( 1957-1958), Arzerello di Piove di Sacco (1958-1959) e Meianiga (1959-1966). Poi divenne Parroco di Carpanedo di Albignasego (1966-1971) e Vigodarzere (1971-1979). Dal 1979 al 2010 ha guidato la parrocchia di San Carlo.
Al termine del suo ministero pastorale si ritira in un appartamento dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, accanto alla Casa del Clero, in via Omboni.

BENETOLLO DON ANTONIO
Nato a Vigonza il 31 maggio 1953, dopo gli studi in Seminario diventa sacerdote il 4 giugno 1978.
Svolge il servizio di Cappellano a Cristo Re (1978-1983) e a S. Bellino (1983-1986). Diventa Parroco di Ognissanti in Padova (1986-1992), poi di S. Anna di Piove di Sacco (1992-2003) e a Solesino (2003-2010). Giunge a S. Carlo Borromeo nel 2010.