Carissimi amici di San Carlo,

ricordate lunedì 24 febbraio da quando il Governo italiano ha emanato le prime norme in seguito all’arrivo del morbo Coronavirus? E’ trascorso un mese.

Io ricordo i primi giorni in cui mi muovevo tra la chiesa e la canonica con una grande confusione in testa: il cammino di tanti anni di sacerdozio vissuti nello svolgimento del servizio alla comunità parrocchiale, di programmazione e realizzazione dei vari percorsi, improvvisamente tutto si è fermato. Poi mercoledì delle Ceneri senza la folla che di solito arrivava in chiesa desiderosa di ricevere il segno con il quale ci veniva ricordato che siamo polvere e che preghiera, digiuno e carità sono i cardini della vita di tutti i cristiani, anche dei sacerdoti.... Tutto questo mi lasciava confuso, stranito, anche senza un riposo notturno tranquillo.


Penso che i problemi per tanti siano stati molto più difficili: penso alle famiglie con bambini che hanno dovuto tenere a casa da scuola, con chi? Ai lavoratori che hanno dovuto iniziare a usare da casa il PC per il lavoro: working from home. (abbiamo imparato un termine nuovo).
Ma molti altri hanno dovuto mettersi in ferie in attesa di una possibile cassa integrazione o di qualche altra soluzione meno onerosa.
Altri ancora, tutti quelli che lavorano nella Sanità, hanno dovuto iniziare un percorso lavorativo pesante e rischioso.
E quelli che sono morti? E quelli che hanno perso una persona cara? E quelli che sono in quarantena?
Allora mi sono detto: Sono più fortunato di tutti loro. Allora cercherò di fare quello che la mia vocazione sacerdotale mi chiede oggi:

INTERCEDERE
Il prete è colui che si pone tra Dio e il suo popolo, l’umanità. Mentre Mosè innalzava le mani verso Dio in preghiera, l’esercito d’Israele sconfiggeva i nemici; quando smetteva di tenere le mani in alto allora l’esercito soccombeva (cfr. Es. 17,11).

Il mio compito è fare in modo che il popolo non sia sconfitto: non si tratta solo della morte, ma di tanti problemi che sono sorti in modo particolare in questo periodo: senso di stanchezza, solitudine, mancanza di amicizie, impossibilità di tenerci vicini, vista troppo annebbiata riguardo al futuro, situazione economica difficile.... Insomma la lotta è certamente dura e non bastano le nostre sole forze.

Sono convinto che questa sia la mia missione oggi: trascorrere più tempo in chiesa, più di prima e davanti all’Eucaristia, perché la mia comunità non soccomba. Anche la celebrazione della S. Messa, senza il popolo, mi vede non con una chiesa vuota ma con nel cuore tanti volti per i quali sto pregando e che sto aiutando.

E’ possibile che anche tra i nostri parrocchiani qualcuno sia risultato positivo, che qualcuno non sia in grado di stare in casa e in qualche modo ne esca mettendo a rischio la vita di altri. Anche per loro devo intercedere.

ACCOMPAGNARE
E’ un modo diverso di accompagnare le persone in questo periodo. Non posso visitare le famiglie, incontrare e ascoltare tante storie e vite che il Signore mi ha fatto scoprire e conoscere anche in questi anni a S. Carlo. Ci poteva essere la presunzione in
me che questo fosse il modo migliore per stare vicino alla gente. E’ utile, certamente, ma oggi capisco che non basta stare vicino “fisicamente” ma è necessario che le storie ascoltate diventino preghiera per tutti e per ciascuno. E’ questo che ora posso fare. Ora posso fare anche delle telefonate alle persone più bisognose o riceverle, se qualcuno desidera parlare un po’.

Sappiate che anche se siamo lontani e se il periodo di lontananza si fa ancor più lungo, questa comunità continua ad essere il luogo della mia vita, oggi, in questo tempo. Spero che anche voi abbiate gli stessi sentimenti e sentiate di essere parte viva ed essenziale di questa comunità.

Percependo le fatiche di questo periodo ricordiamo le parole di Gesù:
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed op- pressi e io vi darò riposo.” (Mt. 11, 28)

Continuiamo a pregare e a stare uniti anche solo con questo piccolo aiuto del bollettino parrocchiale.

D. Antonio

22 marzo 2020